L'UOMO E IL CORO

Subito dopo l'uomo, che da sempre nasce solo, viene il coro.
Necessario come commento, e lo dimostrano le grandi tragedie greche che sul commento del coro, furente e femminile, testimoniano la partecipazione di popolo agli "assolo" dei protagonisti.
Far coro non è facile, non è una norma qualsiasi.
Proprio perché il coro è a modo suo, infinitamente democratico, assolutamente dettato dalla "vox populi" un concerto che viene dal basso, commenta, soffre, testimonia.
In questa chiave il coro è da vedere (ed ascoltare) come espressione collettiva, una sola ma diversificata voce che raccoglie suoni e sillabe a loro volta costituenti un patrimonio totale.
Un concerto di cori, sia solennemente grandioso sia popolare, si tratti di Verdi o di canti di montagna, è, in ogni caso, un "effetto" musicale. Ma è anche un richiamo a certe origini, anche un ricordo di vita che fu ordinata e semplice e regolata secondo binari mai dissonanti e mai sciocchi.
Ogni coro è bello per l'autenticità che porta in sé, per il "valore" che salva, difende, produce. Si offre quale richiamo d'un vivere che fu sincero, e quale "pulizia" di un sentire che mai fu banale.
Ascoltiamo, dunque. Negli echi segreti di questo coro è la vita. Legittima, sobria, solenne, mai inquinata.

Giovanni Arpino (scrittore)
Dedicato al Coro ALPETTE in occasione del VI Concerto dell'Amicizia

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